[I love this...] Salute della Donna: corretta informazione e adeguata prevenzione in ogni fase della vita, queste le chiavi del benessere.

“All you need is love - Amore e Ormoni nella vita delle donne” rilancia l’impegno di MSD nella ‘women’s health’ e nella ricerca di soluzioni innovative per semplificare e migliorare la vita della donna. Nel mondo ogni anno un milione di donne è vittima dei tumori femminili. 222 milioni nel 2015 non hanno avuto accesso alla contraccezione e 289.000 sono morte di parto. L’Italia fanalino di coda in Europa nella contraccezione ormonale. 
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le donne in Europa beneficiano dei migliori livelli di salute; tuttavia esistono diseguaglianze anche fra gli stessi Paesi europei. Per superare questa disparità è fondamentale l’impegno condiviso tra Istituzioni, comunità scientifica e imprese private, con l’obiettivo comune di contribuire al miglioramento del benessere delle donne in ogni fase della loro vita. Un miglioramento che va di pari passo con il consolidamento di una cultura sanitaria incentrata sul valore cruciale della prevenzione e del ricorso a cure tempestive.

Il ruolo dell’informazione in questo processo sarà proprio uno dei temi affrontati durante il congresso “All you need is love - Amore e ormoni nella vita delle donne”, che si è aperto oggi a Roma, promosso da MSD Italia con la partecipazione delle più importanti Società Scientifiche per la salute delle donne. Educare sui temi della salute femminile favorendo una maggiore consapevolezza è una necessità prioritaria alla quale siamo chiamati a rispondere tutti, ciascuno secondo il ruolo di competenza. Questo il messaggio che MSD lancia alle donne, ai medici e, in generale, alla società. «Nonostante, da sempre, le donne siano state investite del ruolo di caregiver, spesso sono troppo poco attente alla propria salute» dichiara Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato di MSD Italia. «Il primo passo verso una migliore gestione di sé è l’informazione. MSD si schiera al fianco del mondo scientifico e delle Istituzioni, sostenendo progettualità volte a superare le barriere della disinformazione, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di una maggiore consapevolezza sui principali temi sanitari che riguardano le donne». Nel 2015, 222 milioni di donne nel mondo non hanno avuto accesso alla contraccezione e la stessa Italia è lontana dagli standard europei dal momento che ben il 59% delle donne in età fertile non utilizza alcun metodo contraccettivo. Un obiettivo fondamentale per arginare questo fenomeno è fare educazione e informare le donne, e non solo. 

«Molto è stato fatto per informare le giovani donne sull’importanza di fare contraccezione in maniera responsabile e molto c’è ancora da fare per abbattere i pregiudizi e la disinformazione legata alla menopausa» dichiara Paolo Scollo, Presidente della SIGO - Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia. «Pensare che le donne, a causa di un’informazione errata possano andare incontro a danni irreparabili è una sconfitta sociale che va evitata con un’azione sinergica di tipo educazionale tra medici, Istituzioni e aziende». 

Il divario con gli altri Paesi europei riguarda in modo particolare l’uso dei contraccettivi ormonali che a quanto pare sono ancora un tabù: solo il 16,2% delle donne italiane li utilizza mentre in altre nazioni si supera il 40%. Questa percezione negativa segue un gradiente Nord-Sud sia in Italia sia in Europa: più ci si sposta verso le aree meridionali, meno l’utilizzo dei contraccettivi ormonali trova spazio e consenso, passando dal 23% della Valle d’Aosta per scendere al 7,2% della Campania, con la Sardegna come unica eccezione, Regione in cui l’utilizzo dei contraccettivi ormonali supera il 30%. Tutto questo nonostante, da tempo, siano disponibili diverse tipologie di contraccettivi ormonali, di semplice gestione e in grado rispondere a necessità estremamente eterogenee: dal cerotto che va cambiato una volta alla settimana, all’impianto sottocutaneo che una volta applicato offre copertura contraccettiva per tre anni, all’anello vaginale mensile, recentemente dotato di applicatore monouso che permette di posizionarlo ancora più facilmente, come un assorbente interno. «In Italia la cultura della contraccezione ormonale è di tipo ormono-fobico, cioè la donna la teme e la collega all’insorgenza di eventi avversi – commenta Roberto Bernorio, ginecologo, psicoterapeuta e sessuologo clinico – la speranza è che le nuove generazioni cambino atteggiamento, ma perché questo avvenga è necessario che le ragazze vengano ‘educate’ a gestire la propria vita sessuale. Se è vero che la scelta di un contraccettivo è quanto mai personale e andrebbe decisa insieme al proprio ginecologo – prosegue Bernorio – è altrettanto vero che le giovani donne sono alla ricerca del metodo contraccettivo ideale che sia facile da usare ed efficace, sicuro e che non richieda un’attenzione continua. Ma prima di ogni cosa la donna deve superare le paure, l’ansia e i pregiudizi legati all’uso del contraccettivo ormonale e per questo ha bisogno di una figura di riferimento che la ascolti e la rassicuri». 
Da molti anni, la divisione Women Health di MSD è impegnata non solo nello sviluppo di farmaci specifici e nel supporto a studi clinici finalizzati a trovare risposte ai bisogni terapeutici delle donne, ma anche nella diffusione di una informazione autorevole e affidabile secondo un criterio life-course, dal periodo fertile a quello post-fertile. E poiché i medici sono i principali garanti dell’informazione ai pazienti, diventa fondamentale la formazione degli specializzandi con un approccio orientato alla personalizzazione e all’ascolto. «Da anni ci battiamo per introdurre una nuova metodologia nella gestione delle problematiche legate alla salute femminile, che tenga conto delle peculiarità di ciascuna donna, in ogni fase della sua vita, per la contraccezione o per il controllo dei sintomi della menopausa» sottolinea Vito Trojano, Presidente dell’AOGOI - Associazione Ostetrici e Ginecologi Ospedalieri Italiani.

Una nuova cultura sanitaria che per avere radici solide deve partire da una nuova consapevolezza della classe medica. «La formazione delle nuove generazioni di ginecologi è un aspetto fondamentale – sottolinea Nicola Colacurci, Presidente dell’Associazione Ginecologi Universitari Italiani – vogliamo soprattutto stimolare lo scambio culturale e promuovere un diverso concetto di formazione della classe medica, che inizi dagli anni della specializzazione e permetta di coniugare sapere accademico, pratica clinica e capacità relazionali». 
Il messaggio che MSD, insieme alle Società Scientifiche, intende lanciare alle donne è quello di non sottovalutare mai i sintomi che possano influenzare il loro benessere, perché proprio la consapevolezza è un elemento cardine della prevenzione. 
Come, ad esempio, quando si parla di un tema delicato come l’infertilità. «Il nostro compito, come medici e come esponenti di una Società Scientifica – conclude Andrea Borini, Presidente della Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione – è quello di stimolare la collettività a prendersi carico dei grandi temi che riguardano la riproduzione. A tal proposito, abbiamo istituito un Centro Studi dedicato proprio a questi fini, che nei prossimi due anni si concentrerà sul tema “giovani e fertilità” per mettere in luce il grado di consapevolezza delle nuove generazioni riguardo alla fertilità».
Diverse indagini rilevano che in Italia tra le giovani donne il ricorso alla contraccezione è molto meno diffuso rispetto ad altri Paesi europei: perché nel nostro Paese la cultura della contraccezione non si è ancora affermata? Ci sono segnali di cambiamento?
Nella pratica della contraccezione, l’Italia è fanalino di coda tra i Paesi europei. Le ragioni di questo fenomeno possono essere riconducibili a diverse ragioni, non ultime quelle di tipo religioso, psicologico e di formazione dei medici. In particolare da noi la cultura della contraccezione ormonale è di tipo ormono-fobico, la donna la teme e la collega all’insorgenza di eventi avversi. Questa percezione negativa segue un gradiente Nord-Sud sia in Italia sia in Europa: più ci si sposta verso le aree settentrionali, più l’utilizzo dei contraccettivi ormonali trova spazio e consenso. La speranza è che le nuove generazioni cambino atteggiamento ma perché questo avvenga è necessario che le ragazze vengano ‘educate’ a gestire la propria vita sessuale. Purtroppo, nel nostro Paese al momento attuale non ci sono leggi e progetti per l’inserimento dell’educazione sessuale come materia di studio obbligatoria nelle scuole. Sembra che nessuno abbia interesse a promuovere questo tipo di iniziative e la gestione della sessualità resta nelle mani del singolo individuo che nella maggior parte dei casi è scarsamente o, peggio, male informato.
Quali sono le esigenze delle giovani donne in materia di contraccezione? E quali sono invece gli ostacoli che incontrano?
Se è vero che la scelta di un contraccettivo è quanto mai personale e andrebbe decisa insieme al proprio ginecologo, è altrettanto vero che le giovani donne sono alla ricerca del metodo contraccettivo ideale che risponda ad alcune semplici esigenze: facile da usare ed efficace, sicuro e che non richieda un’attenzione continua. In tal senso, l’anello vaginale che si inserisce facilmente e una volta al mese, insieme all’impianto sottocutaneo, al cerotto anticoncezionale e alla spirale medicata, sono i sistemi che possono semplificare la vita sessuale della donna. Ma prima di ogni cosa la donna deve superare le paure, l’ansia e i pregiudizi legati all’uso del contraccettivo ormonale e per questo ha bisogno di una figura di riferimento che la ascolti e la rassicuri. Spesso queste problematiche vengono affrontate dal ginecologo e dal medico di famiglia in maniera spesso sbrigativa, senza un counseling adeguato. È anche vero che questi ostacoli potrebbero essere rimossi facilmente con attività di formazione e con gli sviluppi della ricerca. Convegni come “All you need is love” servono proprio a sensibilizzare la classe medica verso una maggiore attenzione ai bisogni insoddisfatti delle giovani donne in fatto di contraccezione. 
Un recente traguardo è la messa a punto di soluzioni terapeutiche all’avanguardia come l’anello vaginale e il suo applicatore: in che misura questo tipo di alternative può favorire una maggiore propensione delle giovani donne verso la contraccezione?
L’anello vaginale è un sistema contraccettivo ormonale molto innovativo, una vera “pillola senza pillola”: inserito facilmente in vagina una volta al mese, rilascia il più basso dosaggio di estrogeni rispetto a tutti gli altri contraccettivi estroprogestinici disponibili oggi, non costringe la donna a ricordarsi di prenderlo ogni giorno, non si perde, e diversi studi clinici ne hanno valutato sicurezza e affidabilità. Per facilitarne l’inserimento, oggi è disponibile un applicatore monouso, molto semplice da utilizzare; secondo un recente studio che ne ha valutato efficacia e tollerabilità il dispositivo non produce significativi effetti negativi collaterali (sanguinamenti, dolore, espulsione) rispetto all’introduzione manuale dell’anello. In più l’applicatore semplifica a livello psicologico la vita della donna abbattendo le difficoltà emotive, agevolando l’inserimento dell’anello vaginale come se fosse un assorbente interno. 
In che modo il ginecologo può favorire una scelta consapevole da parte delle donne più giovani?
‘Ascolto’ è la parola chiave e solo il ginecologo ha gli strumenti per ascoltare le necessità di ogni donna e capire i suoi bisogni. Il counseling è strategico perché attraverso il dialogo e l’informazione restituisce alla donna la libertà di poter scegliere il migliore metodo contraccettivo adatto alle sue esigenze. Solo così la contraccezione ormonale può essere vissuta come un atto che protegge la vita sessuale della donna e la sua fertilità, non una medicina ma un modo consapevole di vivere la propria femminilità. Tutto questo però può essere raggiunto dalla donna solo se capisce i vantaggi di questa contraccezione: efficacia, sicurezza, comodità.


1 commento: